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lunedì 28 febbraio 2011

Mare Nostrum: cosa fare per continuare a chiamarlo così.


Le sommosse popolari avvenute nel Nord Africa nostro dirimpettaio e nella fattispecie in quei paesi le cui relazioni con l’Italia sono molto forti e consolidate, caduti a cascata come tessere di un  domino al primo soffio di vento rivoluzionario che li ha investiti, ci devono far riflettere seriamente sul ruolo che abbiamo nel Mediterraneo e su quello che potremmo avere laddove fossimo capaci di intervenire con più incisività sugli eventi che stanno interessando i paesi affacciati su di esso..

Credo che se vogliamo ancora continuare a chiamare il Mediterraneo, con quella locuzione forgiata secoli addietro dai nostri avi, ‘Mare Nostrum’, dovremmo adottare delle politiche estere di più proficua collaborazione con quei paesi con cui siamo storicamente legati e cercare in essi il dialogo con quei personaggi che, lavorando dall’ interno,  aspirano al rinnovamento civile e democratico dei propri paesi per avvicinarli al modo occidentale di concepire libertà e democrazia .
Altresì credo che dovremmo rafforzare la nostra forza militare marittima rendendola altamente efficiente e potenzialmente credibile, pronta ad intervenire in qualsiasi contesto in modo che possa  proiettare la nostra  volontà al di fuori dei confini nazionali. In tal senso credo che già la nostra politica si stia muovendo con la costruzione di nuove unità navali di un certo prestigio come la Cavour, prima vera portaerei italiana.

Aiutando queste eventuali forze ad emergere ed a contare di più nei rispettivi paesi, oltre ad aiutare intere popolazioni a liberarsi dal giogo di governanti cinici e spietati, aiuteremo senz’altro anche noi stessi a proteggere i grandi interessi che abbiamo al di fuori dei nostri confini nazionali e dislocati  proprio in quei paesi che come noi si affacciano sul mediterraneo, primo fra tutti la Libia dalla quale ci riforniamo abbondantemente per le nostre necessità energetiche.
In altre parole auspico che l’Italia si riappropri di quel ruolo di potenza regionale  che le spetta e diventi un punto di riferimento autorevole,  giusto ed ascoltato, se non temuto, all’interno del bacino mediterraneo.

Per fare ciò oltre a rinnovare l’attuale classe dirigente nazionale, dovremmo rinnovare tutta la politica italiana moralizzandola e ripulendola dal lerciume accumulato negli ultimi vent’anni e preparare una nuova classe di politici, giovani e preparati, liberi e coraggiosi, consci delle sfide future che attendono il nostro paese.

Cosa succederebbe se, per esempio in Libia, oggi qualcuno decidesse di chiudere i rubinetti di gas e petrolio diretti in Italia ponendo in essere un ricatto al nostro paese? Saremmo in grado di intervenire politicamente o, in extremis, militarmente,  per porre fine ad un atteggiamento del genere che provocherebbe seri danni a tutta l’economia nazionale e continentale?

Certo sto ipotizzando  una situazione estrema che però gli eventi di questi giorni fanno apparire come non troppo improbabile o fantasiosa, siamo attrezzati come Italia o come Europa a fronteggiare situazioni del genere?

Per questi motivi credo che un paese come il nostro con interessi nazionali importanti e baluardo anche di interessi occidentali nella zona mediterranea,  debba dotarsi di strumenti politici e militari seri, di pressione e dissuasione, efficaci e robusti, che facciano da deterrente a possibili scenari di questo tipo.
Non un’ Italia bulla e spaccona  o  neo-colonialista , ma un paese che all’occorrenza possa e sappia mostrare i muscoli in questo mondo ancora imperfetto dove nell’eterno gioco del ‘bastone e la carota’ il bastone ha ancora un suo motivo di esistere.

venerdì 25 febbraio 2011

Chi dopo Gheddafi?


Continuano gli scontri in Libia, Gheddafi è sempre nel suo bunker a comandare la controffensiva verso i rivoltosi ma le notizie che ci giungono dal campo sono troppo poche e troppo frammentate per avere un quadro preciso della situazione.
Dov’è il grosso dell’esercito libico, perché non è stato utilizzato?
Ci sono testimonianze che sconfessano il bombardamento delle città da parte dei caccia libici ma che confermano il mitragliamento dall’alto dei manifestanti con gli elicotteri d’assalto.
Sembra anche che la Cirenaica sia caduta in mano agli insorti e che questi abbiano proclamato un ”Emirato Islamico della Libia dell’est”. 
Ciò farebbe pensare che la sommossa da quelle parti non sia stata tanto frutto della spontaneità della popolazione ma controllata da gruppi islamici ben addestrati che hanno assaltato le caserme rifornendosi così di mezzi e munizioni.
E’ di oggi, tra le altre, la notizia che vedrebbe uno dei figli di Gheddafi  alla testa degli insorti.
Insomma al momento nulla è certo in quel paese, molte notizie giunte per via della tv satellitare araba 
Al Jazeera non sono confermabili o sono addirittura false, altre sono invece sottostimate, insomma nel paese regna il caos e questa sembra sia l’unica vera certezza al momento.
La Libia  è un paese allo sbando, ricordiamoci che non possiede  l’autosufficienza  né alimentare  né idrica  ed un suo totale collasso porterebbe alla fame la popolazione che potrebbe davvero riversarsi sulle coste occidentali senza nessun controllo.
Aiuti umanitari internazionali da attivare celermente in loco sarebbero più che auspicabili da tutti.
Non esiste, che si sappia, nessun personaggio politico credibile che possa prendere il posto del colonnello al momento e questa è la preoccupazione maggiore dell’intera comunità internazionale.
Chi dopo Gheddafi? Onestamente nessuno lo sa.
Purtroppo questa della Libia è una partita ancora tutta da giocare.

mercoledì 23 febbraio 2011

Se diecimila morti posson bastare.....


Non esistono parole per raccontare lo sgomento che mi è preso appena ho sentito che i morti in Libia sono arrivati in un lampo a quota 10.000.
Non che a quota mille fossi felice e contento ma dico,  diecimila , vi rendete conto,  diecimila anime di povera gente che non han fatto altro che chiedere un po’ più di libertà a colui che in tanti chiamano il ‘ Padre della Libia ‘, ma che si è dimostrato un despota ignobile e sanguinario.
  
Colui con il quale, oggi, dobbiamo vergognarci di aver fatto affari ed averlo tenuto ospite sul nostro territorio gratificandolo in modo grottesco e teatrale, assecondandolo in ogni sua richiesta giusto per  incrementare e salvaguardare i nostri patri interessi.

Che il colonnello Muammar Gheddafi non fosse uno stinco di santo questo lo sapevamo ormai da tempo , la sua storia è costellata da migliaia di episodi oscuri tanto da averlo relegato per anni ai margini della società civile, poi improvvisa la svolta che ne decretò il rientro nei ‘salotti buoni’ dei paesi che contano. Ancora una volta potenza del petrolio e degli affari.

Ma che fosse capace di massacrare i ‘propri figli’ con truppe mercenarie in modo così orribile e sfacciato fregandosene del mondo intero, anzi sotto i suoi occhi attoniti, lo scopriamo soltanto adesso e nel  peggiore dei modi  possibile.

Spero che il nostro governo prenda con forza ed in modo netto e preciso le distanze da questo folle  criminale,  anche a costo di mettere a rischio i nostri interessi in quel paese,  perché non si può rischiare neanche per un momento che a qualcuno possa passare per la testa che l’ Italia, il suo popolo ed il suo governo possano in qualsiasi maniera avallare un simile comportamento per meri interessi economici od altro.

E’ proprio il caso di dire più appropriatamente in questo caso, come si è sentito per le strade e sui blog italiani riferito alle proteste contro Berlusconi, se non adesso,quando!!!

martedì 22 febbraio 2011

Scoop eccezionale!!! La Libia è stata invasa per mettere fine ai massacri.


Alle ore 03:55 zulu della notte appena trascorsa, forze da sbarco del contingente militare paneuropeo mobilitatosi per porre fine ai massacri in Libia ha messo piede su territorio africano dopo un breve cannoneggiamento delle fortificazioni a terra della difesa libica.
Parte dell’esercito libico ammutinatosi al potere del Colonnello Gheddafi ha favorito lo sbarco di circa 100mila uomini provenienti da oltre 50 paesi del mondo nel più assoluto silenzio stampa mai registrato in tempi moderni. Circa 100 le navi coinvolte nell’operazione denominata “Freedom now” che con i favori di una tecnologia sconosciuta che ha permesso di oscurare i satelliti e le comunicazioni militari secondarie ha dato la possibilità di riunire una così potente flotta in brevissimo tempo senza creare allarmismi nella zona e portare a termine con successo questa complicata operazione militare.
Il Colonnello Muammar Gheddafi è stato preso in consegna da un drappello di militari alle 07:32 Z e scortato in un luogo sicuro per poi essere trasferito si pensa in Germania dove subirà un processo per crimini contro l’umanità. Stessa sorte è toccata ai suoi più stretti collaboratori trovati insieme al Rais, altri sono attivamente ricercati, tra cui il premier italiano Silvio Berlusconi che sembra abbia dato il consenso alla brutale repressione per salvaguardare alcuni investimenti privati nel paese libico.
Queste scarne ma interessantissime informazioni che nessun’altro al mondo ha sono state ottenute tramite l’intercettazione del telefonino della moglie (fedigrafa) del comandante italiano della missione che si scambiava qualche confidenza col suo amante.”mio marito è andato a salvare la Libia, sono sola, che fai.. vieni? “
Al momento non si sa altro, ma sembra che la calma stia tornando lentamente a Tripoli e Bengasi dove i militari hanno socializzato con la popolazione rassicurandoli sulla loro presenza come amici del popolo e non come oppressori.


Liberamente sognato questa notte dopo una indigestione di peperoni ripieni di tonno, cipolla e capperi.

lunedì 21 febbraio 2011

Guardare al di la del proprio naso.


Quello che sta succedendo in Libia ed in tutto il Nord Africa è la parte finale di sommovimenti che si sono sviluppati in quei paesi da decine di anni e che sono stati tenuti sotto controllo da regimi dispotici che hanno nel tempo mietuto vittime per conservare il potere e garantire la loro stessa sopravvivenza. Non  solo la loro però,  anche per certi versi la nostra, arginando tra l’altro il fenomeno del fondamentalismo islamico che in quelle terre avrebbe preso velocemente piede se non fosse stato tenuto a bada. Per questo motivo quei governi sono stati tollerati ed anche foraggiati da tutto il mondo occidentale. Oggi questi movimenti, cresciuti anche grazie alle nuove tecnologie – leggi internet e tv - stanno avendo la forza di venire alla luce spinti non solo dalla fame, quella vera che viene dalle pance vuote di intere popolazioni, ma dal desiderio di ottenere maggiori diritti e condizioni di vita migliori come quelle che esistono nei paesi più evoluti di cui quei popoli hanno preso coscienza  proprio grazie all’avvento dell’informazione globalizzata. Situazioni di rivolta che tutto l’occidente saluta con favore ed anche un pizzico di apprensione visto che non si sa  bene come andranno a finire. Queste rivolte partite dal basso ed incanalate e sorrette da organizzazioni di opposizione ai rispettivi regimi non sappiamo se  porteranno vera democrazia, nata dal popolo e basata sulla loro cultura e le loro esigenze (e non quella esportata da noi), o se il tutto potrà scivolare nelle scellerate mani di integralisti religiosi che sprofonderanno quei popoli in un nuovo  medioevo culturale fatto di intolleranza e negazione dei più elementari diritti allontanandoli dalla conoscenza e dalla civiltà europea ed occidentale in genere. Sono in gioco le vite ed il futuro di milioni di persone così tanto vicine a noi  da produrre effetti anche sul nostro mondo e sul modo di interagire che noi abbiamo con loro . I primissimi effetti che già registriamo sono gli ultimi sbarchi sul nostro territorio di gente che ci costringerà a porci in maniera differente il problema della migrazione proveniente da queste terre martoriate.

Sullo sfondo di tutto questo, in casa nostra, c’è chi pensa bene di soffiare sul fuoco di questi avvenimenti per questioni di politica interna dando addosso ad un governo che con il Colonnello libico ha stretto accordi polito-commerciali e che oggi viene chiamato in causa come fosse responsabile o correo della crudele repressione messa in atto in Libia, in quanto governo amico di Gheddafi. 
Anche nazioni importanti quali Francia e Inghilterra tramite articoli di loro stimate testate giornalistiche si cimentano in questa corsa alla denigrazione nascondendo il vero motivo che le spinge ad interessarsi così tanto alle questioni interne del nostro paese e cioè l’interesse nella vendita di energia. La Francia con le sue centrali nucleari e l’Inghilterra con il petrolio della BP. Azienda per la quale, per inciso, proprio l’Inghilterra ha dovuto ingoiare dei bocconi amarissimi e proprio con la Libia di Gheddafi  consegnandogli liberi i due attentatori che fecero precipitare un aereo su Lockerbie provocando una strage, pur di piazzare qualche piattaforma petrolifera nel Golfo della Sirte. L’intento finale è di farci allontanare da quei paesi che ci garantiscono gas e petrolio in concorrenza con i fornitori tradizionali per tornare a farci dipendere dai loro umori e tenerci sotto la loro sfera di influenza.. L’Italia come si sa, negli ultimi anni ha cercato di affrancarsi  dalla dittatura di alcuni fornitori che facevano il bello ed il cattivo tempo, cercando e trovando modi alternativi per approviggionarsi di quell’energia di cui abbiamo bisogno per continuare il nostro cammino tra i paesi più industrializzati della terra. Per fare ciò ha dovuto essere pragmatica e sorvolare su alcuni aspetti non tanto ortodossi dei paesi con cui ha stretto accordi, pratica per altro altamente diffusa tra tutte le nazioni del mondo, che hanno il diritto di guardare più al sodo pur di proteggere i propri interessi, e non perdersi dietro a questioni prettamente di principio. Un caso per tutti è la Cina con cui tutto il mondo fa affari anche se se ne contesta la mancanza di diritti umani e civili.
Chi non si rende conto che certe scelte strategiche sono state fatte per motivi di interesse nazionale è in cattiva fede oppure non riesce a vedere oltre il proprio naso, in tal caso è un bene che non abbia il governo del paese.

martedì 8 febbraio 2011

Fumus persecutionis


So che quanto sto per scrivere sarà indigesto ai più, ma se ci riflettete un po’ forse anche voi riuscirete a vederlo.
 
Giusto per schiarirmi un po’ le idee e capire veramente di che tipo di reato si sia macchiato il Premier nella storia che lo vede coinvolto in atti sessuali con la marocchina Ruby, sono andato a dare un’occhiata agli articoli del Codice Penale che dovrebbero essere usati per incriminare Silvio Berlusconi.
Visto che alle elezioni ho votato per il Popolo delle Libertà, ho bisogno di capire a chi ho dato il mio voto.
L’accusa è di quelle gravi: induzione e sfruttamento della prostituzione minorile. Vediamo il Codice cosa recita in tal senso.
 
         Art. 600-bis Prostituzione minorile(1)
Chiunque induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da €15.493 a €154.937.
Salvo il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a € 5.164.(2)
Nel caso in cui il fatto al secondo comma sia commesso nei confronti di persona che non abbia compiuto gli anni sedici, si applica la pena della reclusione da due a cinque anni.(2)
Se l’autore del fatto di cui al secondo comma è persona minore di anni diciotto si applica la pena della reclusione o della multa, ridotta da un terzo a due terzi.(2)
(1)Art.inserito ex l. 3/8/1998 n.269;(2)Comma secondo così sostituito ex l. 6/2/2006 n.3


Beh, l’articolo è molto chiaro non c’è che dire, …resta però una domanda: chi accusa il Premier di aver indotto o sfruttato la prostituzione di Ruby?  Credo solo i magistrati.  
Ruby stessa sembra aver più volte dichiarato di non aver mai avuto rapporti sessuali con Berlusconi.
E se ci fossero stati rapporti consensuali che non si vogliono divulgare?
Dovremmo allora cambiare  articolo del Codice Penale e qui troveremmo le prime sorprese.
E si, perché  scopriremmo che per la legge italiana l’età minima per avere rapporti sessuali consensuali  o consenzienti è  di 14 anni.
In teoria se una quattordicenne dicesse che ha avuto rapporti sessuali consenzienti con il Premier non succederebbe assolutamente niente. Lo dice l’articolo qui sotto.


        Art. 609 quater Atti sessuali con minorenne
Soggiace alla pena stabilita dall’articolo 609-bis (che riporto più sotto) chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che al momento del fatto: 1) non ha compiuto gli anni quattordici; 2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore e’ affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza. Al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 609-bis, l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, o il tutore che, con l’abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, e’ punito con la reclusione da tre a sei anni. Non e’ punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell’articolo 609-bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di eta’ tra i soggetti non e’ superiore a tre anni. Nei casi di minore gravita’ le pena e’ diminuita fino a due terzi. Si applica la pena di cui all’articolo 609-ter, secondo comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni dieci. Articolo aggiunto dall’art. 5, L. 15 febbraio 1996, n. 66.

Sorprendente non trovate?

Berlusconi è indagato per presunto sfruttamento della prostituzione minorile avendo pagato, a detta di chi lo accusa, per avere rapporti con una diciassettenne molto prossima ai diciottanni e non ci sarebbe nulla da addebitargli se una quattordicenne decidesse di dargliela gratis.    Roba da matti !
Va inoltre ricordato che questi reati sono perseguibili su querela di parte (vedi art. 609-septis) – tranne i casi di violenza – e che non esiste nessuna denuncia,  almeno che io sappia, in tal senso.

Non so voi, ma io un minimo di fumus persecutionis in questi atti lo intravedo.

 
 
Art. 609 bis Violenza sessuale
Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorita’, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali e’ punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: 1) abusando delle condizioni di inferiorita’ fisica o psichica della persona offesa al momento dei fatto; 2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Nei casi di minore gravita’ la pena e’ diminuita in misura non eccedente i due terzi. Articolo aggiunto dell’art. 3, L. 15 febbraio 1996, n. 66.


Art. 609-septies Querela di parte
I delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-ter e 609-quater sono punibili a querela della persona offesa. Salvo quanto previsto dall’articolo 597, terzo comma, il termine per la proposizione della querela e’ di sei mesi. La querela proposta e’ irrevocabile. Si procede tuttavia d’ufficio: 1) se il fatto di cui all’articolo 609-bis e’ commesso nei confronti di persona che al momento del fatto non ha compiuto gli anni diciotto; 2) se il fatto e’ commesso dall’ascendente, dal genitore, anche adottivo, o dal di lui convivente, dal tutore ovvero da altra persona cui il minore e’ affidato per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia o che abbia con esso una relazione di convivenza; 3) se il fatto e’ commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio nell’esercizio delle proprie funzioni; 4) se il fatto e’ connesso con un altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio; 5) se il fatto e’ commesso nell’ipotesi di cui all’articolo 609-quater, ultimo comma. Articolo aggiunto dall’art. 8, L. 15 febbraio 1996, n. 66.

domenica 6 febbraio 2011

Crisi nel Mediterraneo, una storia già scritta.


 I recenti avvenimenti nei paesi sulla sponda sud del Mediterraneo non ci devono cogliere di sorpresa, in qualche modo era già tutto previsto.
Da anni, tramite organizzazioni non governative presenti ed impegnate nella cooperazione in molte di quelle realtà , già conoscevamo le tensioni e le minacce alla stabilità dell’area provocate ovunque – come dimostra l’effetto domino che si è innescato – da peggiorate condizioni di vita, dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari di base, dalla disoccupazione, dalla corruzione e da metodi di governo autoritari e repressivi.
Dalla Tunisia all’Egitto, dall’Algeria allo Yemen, le popolazioni stanno infatti protestando contro la povertà, ma anche contro l’assenza delle libertà fondamentali e contro sistemi politici corrotti e oppressivi.
A tutto ciò non sono estranei i  paesi dell’Europa, che hanno basato il mantenimento della stabilità dell’area sul sostegno a regimi autoritari per garantire la nostra sicurezza contro il terrorismo, il fondamentalismo e il crescente fenomeno dell’emigrazione, ma che hanno tuttavia così contribuito a creare le condizioni stesse per una instabilità  nella regione.
Per questo motivo dovremmo unirci alle voci degli egiziani, dei tunisini e di tutti coloro che in questi paesi si stanno battendo per la libertà e i diritti fondamentali e per un’immediata riforma democratica.
Io credo che contribuire a una stabilizzazione della regione mediterranea su basi democratiche più eque e sostenibili rappresenti per noi tutti la maggiore garanzia di pace e prosperità.
Quanto sta avvenendo nell’area è una nuova e chiara dimostrazione che la povertà, le ineguaglianze e i disagi sociali nel mondo riguardano tutti e hanno conseguenze pratiche anche per noi italiani. L’accentuarsi e il diffondersi delle tensioni di questi giorni – oltre ad avere un impatto devastante sulla povertà dei paesi direttamente interessati – avrà gravi effetti anche sulla nostra già fragile economia.
Pertanto bisognerebbe chiedere al governo italiano e alle istituzioni europee di unirsi nella solidarietà a questi popoli, anche tramite un potenziato ruolo della cooperazione internazionale come strumento di prevenzione delle tensioni, strumento su cui oggi il nostro paese credo stia disinvestendo.
Sostenere in ogni modo e quanto prima il processo di transizione democratica in atto, nel rispetto delle diverse istanze politiche, sociali e religiose presenti nell’area sarà garanzia di  stabilità e convivenza civile.

mercoledì 2 febbraio 2011

2 Febbraio 1925, ha inizio la leggenda di Balto.


Il 19 Gennaio del 1925 a Nome, in Alaska, esplose una violenta epidemia di difterite che nel volgere di breve tempo iniziò a causare vittime. La cittadina non disponeva dell’antitossina necessaria per curare tutti i malati e le proibitive condizioni del tempo non permettevano agli aerei di alzarsi in volo per portare il medicinale. Da qui ha inizio la leggenda di Balto, un Siberian Husky che entrò a Nome il 2 Febbraio 1925 portando con se l’antitossina, quale ultimo cane di una staffetta che aveva viaggiato per 674 miglia trainando la slitta con il medicinale in poco più di 5 giorni a una temperatura di 40°  sotto lo zero e tempeste di vento. Balto, che non era considerato un gran cane da slitta venne accolto con tutti gli onori avendo percorso le ultime 53 miglia che lo separavano dalla cittadina in condizioni proibitive. L’arrivo di Balto con l’antitossina servì a fermare l’epidemia ed a salvare parecchi bambini, purtroppo per altri di loro non ci fu nulla da fare. In suo onore nel Central Park di New York nel 1927 venne posta una statua a futura memoria.
Balto e Gunnar Kasson, il conduttore della slitta, girarono tutti gli Stati Uniti osannati dalla popolazione che li inneggiò come dei veri e propri eroi.
Ma, ad onor del vero, la parte più grande del tragitto fu coperta da Leonhard Seppala, proprietario anche di Balto, che con il suo fido Togo, considerato il cane più veloce della zona, coprirono la tratta più lunga, ben 91 miglia, in condizioni tutt’altro che favorevoli e Seppala fece di tutto affinché la sua opera e quella di Togo fosse pubblicamente riconosciuta.
Tutta questa notorietà non servì comunque a Balto ed al suo compagno Togo che, comprati da uno sfruttatore senza scrupoli che li faceva esibire per lucro, si ammalarono. Per fortuna vennero notati da un certo Kimble che volle comprarli per dargli una giusta sistemazione, ma non avendo i soldi richiesti organizzò una colletta tra le scuole d’America,e furono proprio i bambini con le loro offerte a salvare i due cani da morte sicura. Trasferiti nello zoo di Cleveland furono curati e coccolati sino alla loro morte. Balto , cieco, sordo e artritico si trascinò sino all’età di 14 anni  morendo nel Marzo del 1933, Togo morì a 16 anni

Bunga Bunga: Berlusconi ci ride sù.


Berlusconi si sa è un tipo goliardico, prende tutto a ridere non risparmia certo battute e gag sull’ormai famoso ‘Bunga Bunga'.
Alla festa di compleanno della deputata Pdl Pina Castiello, il presidente del consiglio intrattiene gli ospiti esibendosi al microfono e ricorda i tempi passati cantando vecchie canzoni francesi. Tra gli ospiti anche Peppino di Capri e Sal Davinci, che accompagnano il premier nelle esibizioni canore.
Berlusconi si concede alle foto e ai saluti degli ospiti, e prima di tornare al microfono presenta il tastierista napoletano e sua moglie, di origine cubana, "fuggita dal crudelissimo Fidel Castro". Poi, ricordando i ‘trascorsi' con il tastrierista dice: "Lui è stato protagonista di cento ‘Bunga Bunga'. Insieme ne abbiamo fatte di tutti i colori: nel senso che lui suonava, io cantavo e gli altri si divertivano ...".
Infine, al momento del taglio della torta, Berlusconi festeggia la deputata Castiello: "è un esemplare fantastico di quall’altra parte del cielo che noi maschi riteniamo essere superiore. Rappresenta benissimo tutte le nostre belle e brave parlamenatri". Chiusura con una nuova gag: "Stasera Bunga Bunga per tutti".
Sembra quasi Cetto La Qualunque.