Il nuovo governo a guida Monti è sicuramente un'anomalia nel panorama storico italiano.
Forse mai l'Italia si era dotata di un esecutivo totalmente fatto di tecnici come questo.
In altre occasioni di crisi sono nati governi «di unità nazionale» infarciti di tecnici ma mai si era arrivato a tanto. Da qui il termine «governo tecnico», da molti visto come panacea di tutti i mali nazionali, dimenticandosi che questo governo comunque chiederà una fiducia tutta politica al Parlamento e al Senato in carica, formati da gente che tutto sono tranne che tecnici.
Il calcolo messo in piedi dai partiti, chiamandosi fuori come se fossero scevri da colpe o connivenze, sembra essere tanto semplice quanto puerile e bambinesco. La loro mancata presenza nell'esecutivo vuol far credere ai propri elettori che, non essendo essi stessi nel governo, NON saranno responsabili del suo operato, sorvolando sul fatto che a votare i provvedimenti saranno proprio loro e non qualcun'altro.
L'implosione della nostra politica si basa esclusivamente su basi economiche, quello che stiamo rischiando è il fallimento contabile dell'Italia. L'enorme massa del debito pubblico accumulata negli anni, complice la mancata crescita dovuta alla crisi mondiale che stiamo attraversando, ha fatto si che il sistema Italia sia arrivato ad un passo dal collasso che si traduce nell'incapacità di onorare i nostri debiti, debiti che abbiamo contratto per nobili fini ma che alla fine hanno portato solo ad arricchimenti personali, ad opere mai completate, a sprechi inenarrabili serviti solo a tenere in piedi una macchina partitica e burocratica elefantiaca e sprecona.
Adesso, capiamo che siamo in un momento di crisi e che per salvare il Paese ci vuole l'apporto di tutti, ma non dobbiamo dimenticare che questi che abbiamo difronte a noi sono solo PROBLEMI POLITICI mai risolti a cui tentiamo oggi di dare una soluzione tramite i TECNICI.
Infatti, è solamente per pura POLITICA che riforme serie e strutturali delle pensioni (per esempio) non sono mai state fatte, come anche è strettamente POLITICO il rinvio di un'adeguata revisione del mondo del lavoro, dalle liberalizzazioni alla flessibilità od altri annosi mali che strangolano l'economia del Paese.
Non che poi questi temi non siano mai stati trattati anzi, certe leggi sono state fin troppe volte rimaneggiate, ma sempre seguendo una strada che cercasse di limitare i danni sotto l'aspetto dello scontento popolare e quindi anche propagandistico ed elettorale. Insomma si è arrivati ad oggi perchè nessuno ha avuto mai il coraggio e la forza necessarie ad affondare il bisturi nella piaga sino ad estirpare completamente il male.
Mi chiedo come faranno oggi, gli stessi partiti con gli stessi uomini che sino a ieri osteggiavano il da farsi, a votare riforme impopolari che mai (e ne hanno dato prova sino a ieri) avrebbero fatto in vita loro.
Quello che, con un atto POLITICO a pura guida TECNICA si dovrà fare, altro non è che mettere in pratica quello che da anni anche il vituperato ex premier Berlusconi, ed altri prima di lui, dicevano di voler fare e che mai sono riusciti a fare . Bisognerà dare seguito all'accordo programmatico concordato con la UE e che gli ultimi attacchi economici all'Italia non hanno permesso all'esecutivo uscente di fare.
Quello che tutti dobbiamo sperare è che oggi, messi sotto pressione da forze esterne al Paese, anche dando mandato ai TECNICI, visto il fallimento dei POLITICI, riusciamo a trovare la forza ed il coraggio per seguire la strada che altri hanno già seguito prima di noi per creare le condizioni indispensabili per una crescita cospicua e duratura che ci alleggerisca di quel fardello (debito pubblico) che pesa come un macigno sulle nostre spalle e che una volta ridotto potrà farci correre di nuovo verso una nuova era di benessere e prosperità.
giovedì 17 novembre 2011
lunedì 14 novembre 2011
L'assurdità della politica italiana.
L'assurdità della politica italiana sta nel fatto che, tutti sanno che abbiamo bisogno delle riforme richiesteci dalla comunità europea, tutti sanno che queste riforme porteranno a lungo termine vantaggi generali per l'Italia, anche se all'inizio qualcuno o più di qualcuno patirà, ma tutti hanno paura che chi patirà non voterà più per lui ritenendolo responsabile del suo patire.
Il (misero) calcolo politico è presto fatto, calo dei consensi e perdita del potere, lo spettro peggiore per ogni coalizione.
Per questo, negli anni, nessuno è intervenuto in maniera incisiva in merito, tentando ognuno di trovare una strada tutta italiana alla soluzione dei problemi, una strada che potesse salvare 'capra e cavoli ' nella migliore tradizione nazionale.
Ma le vie 'italiane' di volta in volta intraprese non hanno dato i risultati sperati, tanto che oggi ci ritroviamo dove siamo, sull'orlo del baratro con un fardello di 1900 e rotti miliardi di euro di debiti e nessuno in grado di fare l'ultimo balzo verso la speranza di un futuro migliore.
Un bel guaio, non c'è che dire.
La cosa peggiore, e li c'è l'assurdo, è che, con la scusa di non voler la ' macelleria sociale ' ogni formazione ostacola l'altra quando questa si ripropone di cambiare le regole per non far prender loro il merito di essere riusciti a cambiar le cose.
Immaginate una gara il cui traguardo sia al bordo di un burrone, tutti che si sgambettano per arrivare primi solo che nessuno ci vuol mai arrivare perchè sa che poi cadrà nel fondo e potrà farsi male.
Non importa se nel lungo andare il sacrificio sarà ricompensato, si pensa all'oggi e alla poltrona da scaldare, nonchè al portafogli da ingrassare.
Questo è quello che succede in politica da noi, una lotta spietata e inconcludente che ci ha portato sull'orlo del baratro senza che nessuno ci sia caduto dentro assumendosi la responsabilità di fare ciò che andava fatto.
Monti lo farà per tutti, sperando di ridare dignità a questo Paese e certezze di solvenza a chi ha investito nel nostro debito.
Noi tutti, cittadini/partigiani, dovremmo guardarci in faccia ed essere tra noi solidali perchè le colpe dello sfacelo sono ripartite tra tutti gli schieramenti politici ed i distinguo o le piccole variazioni di percentuale nell'attribuzione delle colpe non servono a nessuno.
Se si continua su questa strada la rinascita del Paese sarà senz'altro più lunga e dolorosa, dovremo imparare a rispettarci e a non credere più di essere custodi di verità assolute che non hanno portato altro che rovine.
Il (misero) calcolo politico è presto fatto, calo dei consensi e perdita del potere, lo spettro peggiore per ogni coalizione.
Per questo, negli anni, nessuno è intervenuto in maniera incisiva in merito, tentando ognuno di trovare una strada tutta italiana alla soluzione dei problemi, una strada che potesse salvare 'capra e cavoli ' nella migliore tradizione nazionale.
Ma le vie 'italiane' di volta in volta intraprese non hanno dato i risultati sperati, tanto che oggi ci ritroviamo dove siamo, sull'orlo del baratro con un fardello di 1900 e rotti miliardi di euro di debiti e nessuno in grado di fare l'ultimo balzo verso la speranza di un futuro migliore.
Un bel guaio, non c'è che dire.
La cosa peggiore, e li c'è l'assurdo, è che, con la scusa di non voler la ' macelleria sociale ' ogni formazione ostacola l'altra quando questa si ripropone di cambiare le regole per non far prender loro il merito di essere riusciti a cambiar le cose.
Immaginate una gara il cui traguardo sia al bordo di un burrone, tutti che si sgambettano per arrivare primi solo che nessuno ci vuol mai arrivare perchè sa che poi cadrà nel fondo e potrà farsi male.
Non importa se nel lungo andare il sacrificio sarà ricompensato, si pensa all'oggi e alla poltrona da scaldare, nonchè al portafogli da ingrassare.
Questo è quello che succede in politica da noi, una lotta spietata e inconcludente che ci ha portato sull'orlo del baratro senza che nessuno ci sia caduto dentro assumendosi la responsabilità di fare ciò che andava fatto.
Monti lo farà per tutti, sperando di ridare dignità a questo Paese e certezze di solvenza a chi ha investito nel nostro debito.
Noi tutti, cittadini/partigiani, dovremmo guardarci in faccia ed essere tra noi solidali perchè le colpe dello sfacelo sono ripartite tra tutti gli schieramenti politici ed i distinguo o le piccole variazioni di percentuale nell'attribuzione delle colpe non servono a nessuno.
Se si continua su questa strada la rinascita del Paese sarà senz'altro più lunga e dolorosa, dovremo imparare a rispettarci e a non credere più di essere custodi di verità assolute che non hanno portato altro che rovine.
martedì 8 novembre 2011
Quest'oggi l'ho tradito e non me lo perdono.
Stamane, come al solito, Balù è venuto a svegliarmi scodinzolando felice.
Non immaginava che oggi la sua vita sarebbe cambiata... per la verità neanche io immaginavo che mi sarei sentito un verme dopo aver fatto quello che ho fatto.
NO, non l'ho abbandonato, per carità, Balù è parte della famiglia, è come un figlio per me e mia moglie e come un fratello per i nostri figli, specie per il giovane Marco di 11 anni.
L'ho fatto castrare. L'ho fatto, anzi, lo abbiamo fatto, per cercare di contenere la sua irruenza di giovane animale forte e sano, ma, proprio per questo, quasi incontenibile negli spazi di un appartamento in città ed anche nelle uscite giornaliere.
Troppe femminucce nei dintorni ed ogni uscita si trasformava in una lotta per tenerlo al passo. Lo abbiamo fatto perchè non si fa addestrare, tira e strattona e non si fa domare. Lo abbiamo fatto nella speranza che si calmi un po'(ci è stato consigliato)perchè vogliamo tenerlo con noi e non lasciarlo mai.
Ho pianto. Ho pianto e mi sono vergognato vedendolo a casa ancora sotto sedativo che guaiva quasi silenzioso e mi fissava attonito come a dirmi: Cosa è successo, perchè sto così... cosè questo dolore?
Non so se lui capirà mai quello che è stato fatto oggi, ma io non potrò mai più scordare la tenerezza del suo volto, la timida smorfia di dolore che gli ha solcato il viso, lo sguardo mesto dei suoi occhi .
Ho provato e provo un grande vuoto in me, un senso di vergogna e di dolore perchè credo che oggi l'ho tradito e non me lo perdono.
Ma come solo un cane affezionato sa fare, lui mi ha perdonato ed una slinguata sul volto mi ha donato asciugando le mie lacrime di dolore.
Non immaginava che oggi la sua vita sarebbe cambiata... per la verità neanche io immaginavo che mi sarei sentito un verme dopo aver fatto quello che ho fatto.
NO, non l'ho abbandonato, per carità, Balù è parte della famiglia, è come un figlio per me e mia moglie e come un fratello per i nostri figli, specie per il giovane Marco di 11 anni.
L'ho fatto castrare. L'ho fatto, anzi, lo abbiamo fatto, per cercare di contenere la sua irruenza di giovane animale forte e sano, ma, proprio per questo, quasi incontenibile negli spazi di un appartamento in città ed anche nelle uscite giornaliere.
Troppe femminucce nei dintorni ed ogni uscita si trasformava in una lotta per tenerlo al passo. Lo abbiamo fatto perchè non si fa addestrare, tira e strattona e non si fa domare. Lo abbiamo fatto nella speranza che si calmi un po'(ci è stato consigliato)perchè vogliamo tenerlo con noi e non lasciarlo mai.
Ho pianto. Ho pianto e mi sono vergognato vedendolo a casa ancora sotto sedativo che guaiva quasi silenzioso e mi fissava attonito come a dirmi: Cosa è successo, perchè sto così... cosè questo dolore?
Non so se lui capirà mai quello che è stato fatto oggi, ma io non potrò mai più scordare la tenerezza del suo volto, la timida smorfia di dolore che gli ha solcato il viso, lo sguardo mesto dei suoi occhi .
Ho provato e provo un grande vuoto in me, un senso di vergogna e di dolore perchè credo che oggi l'ho tradito e non me lo perdono.
Ma come solo un cane affezionato sa fare, lui mi ha perdonato ed una slinguata sul volto mi ha donato asciugando le mie lacrime di dolore.
domenica 6 novembre 2011
Berlusconi, fai una cosa da grande statista.
Se avesse la certezza di un crollo economico dell'Italia, scommetto che, Silvio Berlusconi lascerebbe il timone del Paese a quel manipolo di oppositori che invocano a gran voce le sue dimissioni come panacea per tutti i mali di questa interminabile crisi internazionale (non scordiamoci mai di questa cosa), sicuro che non riuscirebbero neanche a mettersi d'accordo sul 'come fare' ancor prima del 'cosa fare' per salvare il salvabile. Potrebbe in tal modo dare loro la colpa di aver interrotto il suo mandato in un momento di grave crisi e contro la volontà popolare, solo perchè ostinati nella personale lotta contro la sua persona e la smania di vederlo nel fango. Ma lui è un tipo ostinato e soprattutto crede (come anche io) che l'Italia ce la farà. Per questo 'non molla', vuole essere lui l'artefice della ripresa nazionale.
Che ci crediate o no l'Italia è ancora un Paese solvente, relativamente solido e con una popolazione abbiente. Naturalmente non voglio assolutamente dire che tutti stanno bene o che la crisi non c'è, no, assolutamente no, le famiglie sulla soglia della povertà sono aumentate a dismisura e quelle cadute in disgrazia sono sicuramente tante, ma, rapportati ad altri paesi europei anche di elevato prestigio, la ricchezza della popolazione forse non è seconda a nessuno. Oltre l'ottanta per cento delle famiglie italiane possiede almeno una casa, e questo è un fatto eccezionale che non si riscontra negli altri paesi.
Detto questo, più per dovere di cronaca e come mio punto di vista, che per difesa dell'indifendibile, spero ardentemente che le circostanze facciano riflettere il nostro premier e lo conducano ad una saggia decisione che è quella di farsi da parte, facendo così almeno per una volta, una cosa da grande statista.
DIMETTITI!
Che ci crediate o no l'Italia è ancora un Paese solvente, relativamente solido e con una popolazione abbiente. Naturalmente non voglio assolutamente dire che tutti stanno bene o che la crisi non c'è, no, assolutamente no, le famiglie sulla soglia della povertà sono aumentate a dismisura e quelle cadute in disgrazia sono sicuramente tante, ma, rapportati ad altri paesi europei anche di elevato prestigio, la ricchezza della popolazione forse non è seconda a nessuno. Oltre l'ottanta per cento delle famiglie italiane possiede almeno una casa, e questo è un fatto eccezionale che non si riscontra negli altri paesi.
Detto questo, più per dovere di cronaca e come mio punto di vista, che per difesa dell'indifendibile, spero ardentemente che le circostanze facciano riflettere il nostro premier e lo conducano ad una saggia decisione che è quella di farsi da parte, facendo così almeno per una volta, una cosa da grande statista.
DIMETTITI!
mercoledì 26 ottobre 2011
Sono a lutto per il mio Paese.
Vorrei poter listare a lutto il sito per questo pensiero che andrò adesso in esso a depositare ma non so come fare, il sottofondo nero spero dia il senso del mio umore e di quello che sto provando.
Le notizie sconvolgenti che arrivano dalla Liguria e dalla Toscana per il mal tempo mi riempiono il cuore di malinconia, un senso di frustrazione mi pervade il corpo e l'impotenza mi lascia umanamente amareggiato. So che non posso farci niente, non ho le forze per lasciar casa ed andare a dare una mano e questo mi addolora e mi mortifica molto più delle risatine della Merkel e Sarkozy.
Vedere quelle immagini e cercare di capire nel profondo quello che stanno vivendo quelle popolazioni, sforzarsi di sentire sulla propria pelle il dolore, lo sconforto e la rabbia di quei nostri compaesani è un esperimento quanto mai doloroso e comunque indispensabile per avere almeno il senso delle cose terribili che stanno succedendo e che nessun telegiornale potrà mai trasmettere anche con tutta la durezza delle immagini.
Solo immedesimandosi in quella grande tragedia potremo sentire, in misura seppur minima, il dolore che stanno sopportando quelle genti e renderci conto che la realtà, purtroppo, sarà senz'altro mille volte peggio della più fervida immaginazione.
Questo mi è capitato di fare oggi alla vista del tiggi, immergermi con l'immaginazione nei pensieri che percorrono le menti degli alluvionati per capire cosa stesse veramente succedendo nei loro cuori, e subito una fitta tremenda è arrivata al mio, un dolore mai provato prima, un dolore tanto profondo da toccarmi l'anima. Mi sono sentito inutile, svuotato, eppure per un attimo vicino e partecipe del dolore che in quei luoghi si stà patendo. Ho percepito davvero un profondo senso di lutto per il mio Paese.
Le notizie sconvolgenti che arrivano dalla Liguria e dalla Toscana per il mal tempo mi riempiono il cuore di malinconia, un senso di frustrazione mi pervade il corpo e l'impotenza mi lascia umanamente amareggiato. So che non posso farci niente, non ho le forze per lasciar casa ed andare a dare una mano e questo mi addolora e mi mortifica molto più delle risatine della Merkel e Sarkozy.
Vedere quelle immagini e cercare di capire nel profondo quello che stanno vivendo quelle popolazioni, sforzarsi di sentire sulla propria pelle il dolore, lo sconforto e la rabbia di quei nostri compaesani è un esperimento quanto mai doloroso e comunque indispensabile per avere almeno il senso delle cose terribili che stanno succedendo e che nessun telegiornale potrà mai trasmettere anche con tutta la durezza delle immagini.
Solo immedesimandosi in quella grande tragedia potremo sentire, in misura seppur minima, il dolore che stanno sopportando quelle genti e renderci conto che la realtà, purtroppo, sarà senz'altro mille volte peggio della più fervida immaginazione.
Questo mi è capitato di fare oggi alla vista del tiggi, immergermi con l'immaginazione nei pensieri che percorrono le menti degli alluvionati per capire cosa stesse veramente succedendo nei loro cuori, e subito una fitta tremenda è arrivata al mio, un dolore mai provato prima, un dolore tanto profondo da toccarmi l'anima. Mi sono sentito inutile, svuotato, eppure per un attimo vicino e partecipe del dolore che in quei luoghi si stà patendo. Ho percepito davvero un profondo senso di lutto per il mio Paese.
domenica 16 ottobre 2011
Il peggio della gioventù
Le violenze ahimè si ripetono precise e puntuali come sempre.
Ogni volta che una manifestazione pacifica, popolare e di massa tenta di far arrivare la propria voce alle orecchie e ai cuori dei nostri governanti ecco che entrano in azione loro, i black bloc, bande di facinorosi dediti al saccheggio ed alla guerriglia urbana, che approfittando della confusione danno sfogo ai loro istinti peggiori distruggendo i simboli del capitalismo assaltando banche e negozi, dando fuoco ad auto di lusso e prendendo di mira tutto ciò che è riconducibile al potere dello Stato, distogliendo in effetti l'attenzione dai problemi oggetto della contestazione popolare creandone altri, molto seri di ordine pubblico. Questa contestazione estrema che sfoga in guerriglia con azioni potenzialmente mortali, ha il solo scopo di sfidare le forze dell'ordine che rappresentano lo Stato ed esaltare il proprio IO facendoli godere di una soddisfazione che difficilmente riuscirebbero a provare nella loro vita normale. Questo stato di cose si ripete da sempre in concomitanza con grandi eventi che raccolgono centinaia di migliaia di partecipanti pressocchè non organizzati ma riuniti insieme da un unico moto di protesta , il tutto perchè nella massa è più facile nascondersi, mescolarsi e non dare nell'occhio.
Nella massa è anche più facile trovare copertura e complicità sfruttando un certo senso di appartenenza alla stessa causa.
Dalla massa si può trarre in fine quell'esaltazione necessaria per sfidare ciò che normalmente si teme.
In tutto questo tra chi ci va di mezzo e lascia suol campo le perdite maggiori trovo in primis la democrazia, offesa e oltraggiata dagli scontri che ne conseguono, seguita dai manifestanti deufraudati del loro legittimo diritto ad una pacifica protesta, la Forza Pubblica, obbligata a combattere battaglie che non vorrebbero mai fare ma tirate dentro per il loro ruolo istituzionale, la città e i cittadini in cui le manifestazioni si svolgono, la prima devastata ed incendiata, i secondi minacciati, impauriti e succubi delle folli violenze perpetrate.
Se ci fosse scappato il morto una parte sicuramente ne avrebbe fatto un martire a cui dedicare semmai il prossimo assalto, il prossimo blindato bruciato, e l'altra lo avrebbe bollato come un incallito delinquente, si sarebbe ripetuto il meccanismo che ha portato a fare della morte dello sfortunato Carlo Giuliani un simbolo positivo per alcuni, mentre 'il peggio della gioventù' per altri.
Ogni volta che una manifestazione pacifica, popolare e di massa tenta di far arrivare la propria voce alle orecchie e ai cuori dei nostri governanti ecco che entrano in azione loro, i black bloc, bande di facinorosi dediti al saccheggio ed alla guerriglia urbana, che approfittando della confusione danno sfogo ai loro istinti peggiori distruggendo i simboli del capitalismo assaltando banche e negozi, dando fuoco ad auto di lusso e prendendo di mira tutto ciò che è riconducibile al potere dello Stato, distogliendo in effetti l'attenzione dai problemi oggetto della contestazione popolare creandone altri, molto seri di ordine pubblico. Questa contestazione estrema che sfoga in guerriglia con azioni potenzialmente mortali, ha il solo scopo di sfidare le forze dell'ordine che rappresentano lo Stato ed esaltare il proprio IO facendoli godere di una soddisfazione che difficilmente riuscirebbero a provare nella loro vita normale. Questo stato di cose si ripete da sempre in concomitanza con grandi eventi che raccolgono centinaia di migliaia di partecipanti pressocchè non organizzati ma riuniti insieme da un unico moto di protesta , il tutto perchè nella massa è più facile nascondersi, mescolarsi e non dare nell'occhio.
Nella massa è anche più facile trovare copertura e complicità sfruttando un certo senso di appartenenza alla stessa causa.
Dalla massa si può trarre in fine quell'esaltazione necessaria per sfidare ciò che normalmente si teme.
In tutto questo tra chi ci va di mezzo e lascia suol campo le perdite maggiori trovo in primis la democrazia, offesa e oltraggiata dagli scontri che ne conseguono, seguita dai manifestanti deufraudati del loro legittimo diritto ad una pacifica protesta, la Forza Pubblica, obbligata a combattere battaglie che non vorrebbero mai fare ma tirate dentro per il loro ruolo istituzionale, la città e i cittadini in cui le manifestazioni si svolgono, la prima devastata ed incendiata, i secondi minacciati, impauriti e succubi delle folli violenze perpetrate.
Se ci fosse scappato il morto una parte sicuramente ne avrebbe fatto un martire a cui dedicare semmai il prossimo assalto, il prossimo blindato bruciato, e l'altra lo avrebbe bollato come un incallito delinquente, si sarebbe ripetuto il meccanismo che ha portato a fare della morte dello sfortunato Carlo Giuliani un simbolo positivo per alcuni, mentre 'il peggio della gioventù' per altri.
mercoledì 24 agosto 2011
Città del Vaticano, una democratica monarchia assoluta.
Mi sono soffermato un attimo a riflettere sullo Stato/Città del Vaticano, sulla sua forma costituzionale e sono arrivato a convincermi che....
Spesso, se vogliamo anche troppo spesso, si sente indicare in via dispregiativa il Vaticano come una monarchia assoluta retta da un re (il Papa) che spadroneggia facendo il proprio comodo a suo piacimento imponendo i suoi dettami su tutta la popolazione cattolica del pianeta. La cosa ai più suona strana perchè i più guardano al Vaticano con occhi diversi rispetto a questi signori che giudicano la conduzione di uno stato sovrano straniero, criticandolo.
Taluni guardano al Vaticano con occhi pieni di fede, altri con diffidenza, altri ancora con disinteresse ma sempre e comunque vedono la parte esteriore, quella religiosa che traspare da questo Stato/Istituzione/Religione senza guardare la sua struttura interna che in effetti è una specie di monarchia feudale dove tutto risale piano piano di gerarchia in gerarchia sino al capo supremo che è il Santo Padre. Il Vaticano in effetti è una monarchia assoluta.
Il fatto è che chi riesce a vedere questo, lo vede in termini dispregiativi, nel senso che accusa il Vaticano di essere una teocrazia retta da un capo assoluto e per questo privo di democrazia. Come può, si chiedono, uno Stato totalitarista dare consigli di libertà e democrazia ad altri stati o a popolazioni intere? Come può una religione che impone i propri dettami parlare di democrazia se al suo interno democrazia non c'è?
Beh, a parer mio la risposta è abbastanza semplice, il Vaticano può dare lezioni di democrazia perchè ha in se un paradosso, è vero che è una monarchia assoluta ma è anche vero che è uno stato democratico visto che la successione al potere non avviene per discendenza ma è demandata ad una scelta democratica per votazione tra un numero di persone che ha raggiunto i requisiti per diventare Papa. Come se i colonnelli di un esercito si scegliessero il proprio Generale Comandante per votazione.
Se vogliamo possiamo dire che i sudditi del Vaticano, o meglio la classe clericale dirigente (in questo caso i Vescovi) con diritto di voto, scelgono da chi farsi comandare, scelgono da chi farsi imporre il suo volere.
Come al solito, ed in questo caso più del solito visto che le due cose coincidono, bisogna separare lo Stato Vaticano dalla Chiesa che sono e restano due conduzioni separate.
Alla fine credo si possa dire che il Vaticano è una Democratica Monarchia Assoluta.
Spesso, se vogliamo anche troppo spesso, si sente indicare in via dispregiativa il Vaticano come una monarchia assoluta retta da un re (il Papa) che spadroneggia facendo il proprio comodo a suo piacimento imponendo i suoi dettami su tutta la popolazione cattolica del pianeta. La cosa ai più suona strana perchè i più guardano al Vaticano con occhi diversi rispetto a questi signori che giudicano la conduzione di uno stato sovrano straniero, criticandolo.
Taluni guardano al Vaticano con occhi pieni di fede, altri con diffidenza, altri ancora con disinteresse ma sempre e comunque vedono la parte esteriore, quella religiosa che traspare da questo Stato/Istituzione/Religione senza guardare la sua struttura interna che in effetti è una specie di monarchia feudale dove tutto risale piano piano di gerarchia in gerarchia sino al capo supremo che è il Santo Padre. Il Vaticano in effetti è una monarchia assoluta.
Il fatto è che chi riesce a vedere questo, lo vede in termini dispregiativi, nel senso che accusa il Vaticano di essere una teocrazia retta da un capo assoluto e per questo privo di democrazia. Come può, si chiedono, uno Stato totalitarista dare consigli di libertà e democrazia ad altri stati o a popolazioni intere? Come può una religione che impone i propri dettami parlare di democrazia se al suo interno democrazia non c'è?
Beh, a parer mio la risposta è abbastanza semplice, il Vaticano può dare lezioni di democrazia perchè ha in se un paradosso, è vero che è una monarchia assoluta ma è anche vero che è uno stato democratico visto che la successione al potere non avviene per discendenza ma è demandata ad una scelta democratica per votazione tra un numero di persone che ha raggiunto i requisiti per diventare Papa. Come se i colonnelli di un esercito si scegliessero il proprio Generale Comandante per votazione.
Se vogliamo possiamo dire che i sudditi del Vaticano, o meglio la classe clericale dirigente (in questo caso i Vescovi) con diritto di voto, scelgono da chi farsi comandare, scelgono da chi farsi imporre il suo volere.
Come al solito, ed in questo caso più del solito visto che le due cose coincidono, bisogna separare lo Stato Vaticano dalla Chiesa che sono e restano due conduzioni separate.
Alla fine credo si possa dire che il Vaticano è una Democratica Monarchia Assoluta.
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