giovedì 23 agosto 2012

23 agosto 2007, l'inizio della mia resurrezione.

23 agosto 2007, sono circa le 5 di pomeriggio e squilla il telefono, dall'altro capo riconosco la voce del mio medico curante di Roma che, con fare semplice come se nulla fosse, mi chiede in quanto tempo sarei in grado di raggiungere Roma « sai, forse ho un cuore nuovo per te».

A mala pena riesco a biascicare due parole, lo stupore per quella telefonata aspettata più di un anno mi aveva reso senza parole. Il mio cuore malato e titubente nel suo funzionamento ha preso ad andare per i fatti suoi e per più di un'ora ho temuto il peggio, quella telefonata che avrebbe dovuto cambiarmi la vita me la stava togliendo.

Ho dovuto fare ricorso a tutta l'esperienza accumulata in due anni di crisi cardiache per non lasciarci le penne, il respiro si era ridotto ad un rantolo e la mia attenzione era tutta concentrata su di esso,  dovevo solo pensare a  respirare, respirare ed ancora respirare.

Tutto è cominciato circa 9 anni prima quando un po' di affanno mi ha portato a farmi controllare da un pneumologo. Pensavo fossero le sigarette, seppur non sono mai stato un grande fumatore, visto che non consumavo neanche un pacchetto al giorno, decisi di farmi controllare i polmoni ma il dottore capì subito che il mio problema non era nei polmoni ma nel cuore e mi consigliò di fare un ecocardio.

Dopo pochi giorni l'ecografo mi dice: « ma lei ha bisogno di un ricovero urgente, ha una miocardiopatia dilatativa importante da bloccare al più presto»

Da li è iniziata la mia odissea con alti e bassi che non sto a raccontarvi, sino a quando arriva il 2005 dove mi aggravo ed il mio cuore continua ad andare sempre in fibrillazione, non so più quante cardioversioni ho subito (sai, quella cosettina che fanno sul torace scaricandoti un bel po' di corrente per tutto il corpo) tanto che mi hanno impiantato un defibrillatore al posto del normale Peacemaker, insomma passo circa 2 anni in continui ricoveri in ospedale, per alcune ore una volta sono rimasto anche con tutta la metà sinistra del corpo paralizzata, una TIA dissero, ma non ho mai voluto approfondire cosa realmente fosse stato.

Ritornando a quel 23 agosto del 2007, mobilitati tutti i parenti venni accompagnato all'aeroporto di Brindisi dove un volo di linea, su cui la Protezione Civile aveva prenotato due posti per me ed il mio accompagnatore, attese 15 minuti il mio arrivo per poi partire alla volta di Roma dove un ambulanza mi aspettava in aeroporto per portarmi al San Camillo dove arrivai alle 21 circa. Alle 23 venivo accompagnato al sesto piano dove sono collocate le sale operatorie, dopo una piccola iniezione di calmante mi sono addormentato per risvegliarmi tre giorni dopo con un cuore nuovo.

Ma questo lo racconterò un'altra volta...

domenica 29 aprile 2012

Una legge che tuteli i rapinati.

Ieri un tabaccaio, oggi un gioielliere, domani chissà, potrebbe toccare ad un benzinaio.
Sicuramente ogni anno decine di persone, coinvolte in rapine ai loro danni, che vedono cambiare il corso della loro vita.
Tutta gente che, per salvaguardare se stessa, la propria famiglia od il frutto del loro lavoro,
ha dovuto uccidere.
Uomini che non avrebbero mai torto un capello ad alcuno si sono dovuti macchiare le mani di sangue perchè un giorno qualcuno ha deciso così per loro.
E, se è pur vero che quel qualcuno ci ha rimesso la vita, ai nostri onesti padri di famiglia la vita è stata per sempre  rubata, sconvolta, scombussolata da cinque minuti di follia di chi ha tentato , senza riuscirci, di arricchirsi al volo facendo una rapina.

Queste brave persone, oneste e laboriose, passeranno l'anima dei guai per essersi difese da un attacco vigliacco e violento di chi voleva portargli via i frutti del loro lavoro.
Ebbene, come ebbe a dire persona molto più vista di me, IO NON CI STO'.

Non voglio un Paese che condanni chi si è difeso e sia tenero con chi ha portato l'offesa.
Quante persone, tra gli onesti, dovranno ancora morire prima che si scriva nero su bianco che DIFENDERSI E' UN DIRITTO sacrosanto del cittadino, che chi viene attaccato con violenza ha il diritto di reagire con qualunque mezzo abbia a disposizione.

E' impensabile che una persona normale, che non usa certo la violenza quotidianamente, se minacciato, possa dosare la risposta per non incappare in accuse di eccesso di difesa.
E' pura follia solo pensare che, gente che si alza tutte le mattine per andare a lavorare, possa abusare di una eventuale legge che ne tuteli l'onore in casi di questa natura.
No signori, non avremmo il far west con morti ammazzati ad ogni angolo di strada, avremmo solo cittadini tutelati nei loro interessi ed altri che ci penseranno su dieci volte prima di avventurarsi in reati così gravi.


Nessuno deve più avere il diritto di stravolgere così pesantemente la vita degli altri, e se succede beh, che Dio abbia pietà di loro.

martedì 6 marzo 2012

La favoletta del "popolo sovrano".

Ciao ragazzi,
questa mattina mi sono svegliato con un pensiero che subito ha invaso la mia mente, l'imput l'ha dato una frase che, non ricordo come, si è intrufolata nei miei pensieri mattutini martellandomi il cervello e facendomi riflettere.

In democrazia il popolo è sovrano.

Chissà quante volte ci siamo ripetuti questa bella frase senza mai renderci conto fino in fondo del suo vero significato e della sua autentica valenza.
E' proprio vero che sia così, che il popolo in democrazia sia sovrano?
E noi, siamo davvero sovrani nel nostro amato Paese?

Cosa vorrebbe significare poi questa frase o anche semplicemente queste due parole scritte di seguito, popolo sovrano.
Dovrebbe evocare, nelle anime più poetiche, una popolazione forte e fiera che abbia la volontà di vivere in un determinato modo e con certe regole e che quindi crea uno stato in cui questa volontà venga tradotta in leggi e fatta rispettare.

Quetsa in teoria dovrebbe essere la pura essenza della democrazia e della sovranità popolare. Un popolo che sceglie la sua via in piena autonomia. La realtà, purtroppo, è ben lungi dall'essere questa, almeno in questa nostra Italia asservita non più al popolo ma alla politica e ai suoi politicanti.

Oggi è lo Stato ad essere sovrano, lo stato come entità staccata dalla popolazione, lo stato come entità gestita dai politici, ergo, oggi sono i politici ad essere sovrani. Politici che hanno usurpato la sovranità al popolo tramite lo strumento delle elezioni. Quelle elezioni che di fatto dovrebbero rappresentare la massima espressione della volontà popolare e che invece altro non sono che una foglia di fico, atta a coprire la vergogna dell'esproprio dei poteri ai danni del popolo stesso.

Esproprio perpetrato da parte di una classe dirigente che, tramite clientele, raccomandazioni e chissà, anche minacce e fatti delittuosi, si è impossessata del potere facendoci credere di essere li per nostra volontà. Una classe dirigente che, una volta eletta, non risponderà più ai loro elettori, ma andrà impunemente ad occupare uno scranno tentando di fare sinchè possibile i propri personali interessi facendo credere di lavorare per il popolo.

Certo nel dettaglio qualcuno si salverà, qualcuno sarà meno viscido di altri, ma nel  complesso tutti perseguono il loro basso interesse.
Prova ne sono le votazioni in cui, lorsignori, si aumentono gli stipendi, non toccano i loro privilegi, non riformano per davvero la struttura fondamentale dello stato. Per loro sarebbe come ammazzare la vacca da cui mungono il latte che li sorregge.

Ebbene NO, il popolo non è sovrano, neanche in democrazia, non in Italia almeno, dove più che mai vige la regola del «dividi et impera», più la popolazione è divisa, più i politici avranno buon gioco a perpetrare il loro sporco gioco atto al mantenimento del potere personale occupando lo stato e le sue istituzioni.


Quella del popolo sovrano, a ben vedere, è proprio una fovoletta.

venerdì 30 dicembre 2011

A pagare? ...i soliti noti.

In questi mesi di crisi si è sentito dire più volte che noi italiani, per lunghi anni, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. E' per questo che il debito si è accumulato, ed è per questo che oggi ci ritroviamo al punto in cui siamo, praticamente col culo per terra.
Il fatto che lo dicano i francesi o i tedeschi mi può andare anche bene, in fin dei conti gli stiamo chiedendo di condividere i nostri debiti, di farsene, se non carico, almeno garanti, e quindi ci può stare. Ma, che a ripeterlo, ed anche in modo un po' offensivo e distaccato siano esponenti dell'attuale governo, mi sembra cosa un po' meno tollerabile ed ingiusta.
Se poi si considera che alcuni di lorsignori sono stati anche consiglieri, in passato, dei governanti succedutisi alla guida del Paese, beh, la cosa suona ancor più grave, visto che potrebbero essere stati gli (inconsapevoli?) artefici di scelte sbagliate.
Insomma, il punto qual'è? Chi è che ha vissuto davvero al di sopra delle proprie possibilità? Non certo gli italiani, intesi come popolo, da sempre considerati le formiche d'Europa, sono pochissimi infatti quelli che si sono indebitati per fare una vita al di sopra delle proprie possibilità.
In effetti, se si considera l'indebitamento delle famiglie, noi siamo tra i più virtuosi al mondo.
Certo, non saremo tra i più ricchi, ma di sicuro siamo anche molto lontani da i più indebitati. Questo significa che le nostre famiglie, con le dovute eccezioni, e ci mancherebbe altro, godono ancora di una discreta salute, che però, questa crisi sta mettendo a durissima prova.  
Allora chi è che ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità se il cittadino non è?

Lo Stato. Si, lo Stato italiano.

Questa entità, di volta in volta governata e gestita da una classe politica quasi sempre incapace.
Lui è il vero colpevole di questa crisi, o meglio l'artefice dell'indebitamento che ci ha portato a questa crisi così mostruosa e che adesso, tutti, siamo chiamati a pagare.
Ma chi ha beneficiato davvero di questo indebitamento dello Stato?
Secondo me pochi, tra cui tutta la classe politica e dirigente italiana che poi, in effetti  è e forma "lo Stato" e i loro sodali.
Il patrimonio che doveva essere di tutti e che doveva servire ad un rilancio globale dell'economia dell'Italia è stato sprecato tra lauti stipendi, correlati di bende e prebende a tutti i boiardi di stato, auto blu, assunzioni fittizie, incarichi centuplicati a chi non meritava neanche una tazza di caffè, pensioni d'oro, mazzette, appalti truccati, opere iniziate e mai concluse e comunque sempre strapagate, tangenti, favori, consulenze esterne, interessi privati  e chi più ne ha più ne metta.
Una piccola parte di società che ha raccolto il massimo dalla sua posizione dominante facendo scorrere piccoli rivoli verso il basso senza che questi abbiano dato una svolta vera e significativa all'economia della nazione.
E' a loro che personalmente avrei fatto pagare i costi di questa crisi, politici in primis. Purtroppo cosi non sarà.
E' partendo dal presupposto, sbagliato, che tutti, chi più chi meno, abbiano beneficiato dei soldi del debito che il Prof. Monti, con aria un po' altezzosa e sprezzo per i più poveri, oggi chiede a tutti, grandi sacrifici.
Insomma, solo pensando che tutti, indistintamente,  abbiano vissuto sulle spalle del debito si può arrivare a chiedere, nella maniera in cui è stato fatto, di partecipare alle spese per il rientro.Questa è la sensazazione che ho ricevuto sentendo parlare il premier e vedendo il modo in cui ha distribuito i costi della manovra.
Se anche c'è stata una stretta sulle classi più abbienti sembra non si sia voluto affondare il bisturi più di tanto per paura che questi signori, alla fine, scappino dall'Italia portandosi via il bottino.
Corrotti e corruttori, arricchitisi con i soldi di tutti, come nella migliore tradizione italiana, saranno assolti dai loro peccati col versamento di un piccolo obolo, il resto sarà a carico dei soliti noti (al fisco) che da sempre tengono su il Paese.

venerdì 23 dicembre 2011

AUGURI AUGURI AUGURI AUGURI AUGURI

E DAI!!! E' L'UNICA COSA CHE CI RIMANE
DA POTER FARE GRATIS

SARA' PURE CHE NON C'E' MOLTO DA FESTEGGIARE
MA AUGURARSI CHE LE COSE MIGLIORINO
E' IL MINIMO CHE POSSIAMO FARE.

ANCHE LE PORCATE DELLA POLVERINI
RIESCONO A PASSARE IN SECONDO PIANO
PERCHE' ABBIAMO BISOGNO DI STACCARE LA SPINA
PER UN PO'.
NON SE NE PUO' PIU' DAVVERO
PER CUI BEN VENGA QUESTO NATALE
SE RIESCE A FARCI STARE, ANCHE SOLTANTO UN PO',
TRANQUILLI CON I NOSTRI CARI.

BUON NATALE A TUTTI 

domenica 18 dicembre 2011

E se li mandassimo tutti a quel paese?

Più aumentano le tasse, più cadiamo in recessione. Questa è l'unica certezza del momento.
Siamo come un cane che gira in tondo mordendosi la coda.
Più ci strizzano per far fronte ai debiti e  più coliamo a picco, più coliamo a picco e più sarà richiesto, in percentuale, a chi ancora dispone di qualcosa. Può essere la catastrofe totale.  Non essendoci più risorse da dedicare al consumo le aziende chiuderanno e senza le aziende non ci sarà più lavoro nè reddito. Un circuito vizioso che bisogna a tutti i costi interrompere.
La vera tragedia di questa crisi è che tutti i sacrifici che ci apprestiamo a fare altro non servono che a rassicurare chi ci ha prestato soldi, sul fatto che riavrà tutto ciò che deve e con tanto di interessi.
I nostri sacrifici, le nostre lacrime ed il nostro sangue, andranno solo a rimpinguare le casse, già grasse, di ricchi finanzieri che fanno la loro fortuna sulle disgrazie degli altri.
Peggio, queste disgrazie le provocano, per ottenerne profitti.
Per poter rimborsare loro, i grandi ricchi che governano il pianeta, siamo costretti quasi alla fame, a licenziare e a risparmiare su tutto, come se questa crisi la avessimo creata noi e non (sempre) loro con i (ancora) loro giochetti finanziari crollati alcuni anni fa.
E' da allora che il mondo non si riprende ancora.
E' da allora che stanno facendo pagare a noi i (sempre) loro errori.
E se invece li mandassimo tutti a quel paese?
Certo, perderemmo in credibilità e saremmo addidati come cattivi pagatori, ma se quei soldi li impiegassimo a sostenere il reddito delle persone, a sostenere le industrie, a promuovere nuovi posti di lavoro per i più giovani, non manderemmo certo sul lastrico migliaia di famiglie e tanto meno loro, i nostri creditori.
Non chiuderemmo decine di fabbriche mantenendo attivi posti di lavoro che creerebbero un nuovo giro virtuoso di crescita del paese con nuovi introiti per lo Stato che a quel punto avrebbe di nuovo i soldi per far fronte agli impegni presi.
Quello che voglio dire è che, invece di bloccare il Paese prosciugandolo di ogni risorsa e mandandolo in recessione, potremmo bloccare il pagamento dei debiti e degli interessi  per promuovere con quei soldi una rinascita economica in modo che tra qualche anno si possa tornare di nuovo in situazione di favorevole bilancio economico con beneficio di tutti.
In quest'ottica, la presenza al governo del prof. Monti, delle lacrime e del sangue, sarebbero meglio accettate e tollerate da una popolazione che è allo stremo e che, pure impegnandosi, non riesce a capire come e perchè si trova in questa situazione.
Venuta meno la favoletta del «Berlusconi padre di tutti i mali», vorremmo almeno la certezza che i sacrifici che faremo servano senza ombra di dubbio a riportare in su l'Italia, per noi e soprattutto per i nostri figli.

venerdì 16 dicembre 2011

Adorabili birbanti.

In che altro modo chiamereste questi bellissimi esemplari di Samoyed husky.
La tenerezza che infondono in giovane età è pari alla forza che hanno in età adulta.
Granitici animali da neve, sono perfettamente adattati a vivere a temperature di decine di gradi sotto lo zero, noi li adoramo per la loro bellezza e simpatia dimenticando spesso che sono il frutto di anni e anni  di evoluzione di una specie che ha vissuto e vive in territori quasi proibitivi al fianco di popolazioni (i Samoiedi appunto) che ogni giorno con loro, sfidano la sorte per sopravvivere. Godiamoci qualche loro foto e ricordiamo che senza il loro aiuto, quei popoli che li hanno adottati, avrebbero avuto ancora più problemi nella loro quotidiana lotta alla sopravvivenza.


Si potrebbe continuare all'infinito, ma credo che queste foto siano più che sufficienti a suffragare il titolo di 'adorabili birbanti'.