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domenica 18 dicembre 2011

E se li mandassimo tutti a quel paese?

Più aumentano le tasse, più cadiamo in recessione. Questa è l'unica certezza del momento.
Siamo come un cane che gira in tondo mordendosi la coda.
Più ci strizzano per far fronte ai debiti e  più coliamo a picco, più coliamo a picco e più sarà richiesto, in percentuale, a chi ancora dispone di qualcosa. Può essere la catastrofe totale.  Non essendoci più risorse da dedicare al consumo le aziende chiuderanno e senza le aziende non ci sarà più lavoro nè reddito. Un circuito vizioso che bisogna a tutti i costi interrompere.
La vera tragedia di questa crisi è che tutti i sacrifici che ci apprestiamo a fare altro non servono che a rassicurare chi ci ha prestato soldi, sul fatto che riavrà tutto ciò che deve e con tanto di interessi.
I nostri sacrifici, le nostre lacrime ed il nostro sangue, andranno solo a rimpinguare le casse, già grasse, di ricchi finanzieri che fanno la loro fortuna sulle disgrazie degli altri.
Peggio, queste disgrazie le provocano, per ottenerne profitti.
Per poter rimborsare loro, i grandi ricchi che governano il pianeta, siamo costretti quasi alla fame, a licenziare e a risparmiare su tutto, come se questa crisi la avessimo creata noi e non (sempre) loro con i (ancora) loro giochetti finanziari crollati alcuni anni fa.
E' da allora che il mondo non si riprende ancora.
E' da allora che stanno facendo pagare a noi i (sempre) loro errori.
E se invece li mandassimo tutti a quel paese?
Certo, perderemmo in credibilità e saremmo addidati come cattivi pagatori, ma se quei soldi li impiegassimo a sostenere il reddito delle persone, a sostenere le industrie, a promuovere nuovi posti di lavoro per i più giovani, non manderemmo certo sul lastrico migliaia di famiglie e tanto meno loro, i nostri creditori.
Non chiuderemmo decine di fabbriche mantenendo attivi posti di lavoro che creerebbero un nuovo giro virtuoso di crescita del paese con nuovi introiti per lo Stato che a quel punto avrebbe di nuovo i soldi per far fronte agli impegni presi.
Quello che voglio dire è che, invece di bloccare il Paese prosciugandolo di ogni risorsa e mandandolo in recessione, potremmo bloccare il pagamento dei debiti e degli interessi  per promuovere con quei soldi una rinascita economica in modo che tra qualche anno si possa tornare di nuovo in situazione di favorevole bilancio economico con beneficio di tutti.
In quest'ottica, la presenza al governo del prof. Monti, delle lacrime e del sangue, sarebbero meglio accettate e tollerate da una popolazione che è allo stremo e che, pure impegnandosi, non riesce a capire come e perchè si trova in questa situazione.
Venuta meno la favoletta del «Berlusconi padre di tutti i mali», vorremmo almeno la certezza che i sacrifici che faremo servano senza ombra di dubbio a riportare in su l'Italia, per noi e soprattutto per i nostri figli.

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