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lunedì 28 febbraio 2011

Mare Nostrum: cosa fare per continuare a chiamarlo così.


Le sommosse popolari avvenute nel Nord Africa nostro dirimpettaio e nella fattispecie in quei paesi le cui relazioni con l’Italia sono molto forti e consolidate, caduti a cascata come tessere di un  domino al primo soffio di vento rivoluzionario che li ha investiti, ci devono far riflettere seriamente sul ruolo che abbiamo nel Mediterraneo e su quello che potremmo avere laddove fossimo capaci di intervenire con più incisività sugli eventi che stanno interessando i paesi affacciati su di esso..

Credo che se vogliamo ancora continuare a chiamare il Mediterraneo, con quella locuzione forgiata secoli addietro dai nostri avi, ‘Mare Nostrum’, dovremmo adottare delle politiche estere di più proficua collaborazione con quei paesi con cui siamo storicamente legati e cercare in essi il dialogo con quei personaggi che, lavorando dall’ interno,  aspirano al rinnovamento civile e democratico dei propri paesi per avvicinarli al modo occidentale di concepire libertà e democrazia .
Altresì credo che dovremmo rafforzare la nostra forza militare marittima rendendola altamente efficiente e potenzialmente credibile, pronta ad intervenire in qualsiasi contesto in modo che possa  proiettare la nostra  volontà al di fuori dei confini nazionali. In tal senso credo che già la nostra politica si stia muovendo con la costruzione di nuove unità navali di un certo prestigio come la Cavour, prima vera portaerei italiana.

Aiutando queste eventuali forze ad emergere ed a contare di più nei rispettivi paesi, oltre ad aiutare intere popolazioni a liberarsi dal giogo di governanti cinici e spietati, aiuteremo senz’altro anche noi stessi a proteggere i grandi interessi che abbiamo al di fuori dei nostri confini nazionali e dislocati  proprio in quei paesi che come noi si affacciano sul mediterraneo, primo fra tutti la Libia dalla quale ci riforniamo abbondantemente per le nostre necessità energetiche.
In altre parole auspico che l’Italia si riappropri di quel ruolo di potenza regionale  che le spetta e diventi un punto di riferimento autorevole,  giusto ed ascoltato, se non temuto, all’interno del bacino mediterraneo.

Per fare ciò oltre a rinnovare l’attuale classe dirigente nazionale, dovremmo rinnovare tutta la politica italiana moralizzandola e ripulendola dal lerciume accumulato negli ultimi vent’anni e preparare una nuova classe di politici, giovani e preparati, liberi e coraggiosi, consci delle sfide future che attendono il nostro paese.

Cosa succederebbe se, per esempio in Libia, oggi qualcuno decidesse di chiudere i rubinetti di gas e petrolio diretti in Italia ponendo in essere un ricatto al nostro paese? Saremmo in grado di intervenire politicamente o, in extremis, militarmente,  per porre fine ad un atteggiamento del genere che provocherebbe seri danni a tutta l’economia nazionale e continentale?

Certo sto ipotizzando  una situazione estrema che però gli eventi di questi giorni fanno apparire come non troppo improbabile o fantasiosa, siamo attrezzati come Italia o come Europa a fronteggiare situazioni del genere?

Per questi motivi credo che un paese come il nostro con interessi nazionali importanti e baluardo anche di interessi occidentali nella zona mediterranea,  debba dotarsi di strumenti politici e militari seri, di pressione e dissuasione, efficaci e robusti, che facciano da deterrente a possibili scenari di questo tipo.
Non un’ Italia bulla e spaccona  o  neo-colonialista , ma un paese che all’occorrenza possa e sappia mostrare i muscoli in questo mondo ancora imperfetto dove nell’eterno gioco del ‘bastone e la carota’ il bastone ha ancora un suo motivo di esistere.

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